Sulle Spalle dei Giganti

2024-2026 (16 mesi)

Sulle Spalle dei Giganti. Arte di Comunità per ripartire dalla Xylella” è un progetto Erasmus Plus – Small scale partnerships in Educazione degli Adulti (ADU) del Campo dei Giganti (capofila) partner Residui Teatro (Spagna).

Codice progetto: 2024-1-IT02-KA210-ADU-000250696

OMBRA: Desertificazioni ambientali, sociali, culturali.

Dopo Radicate proseguono le Residenze Artistiche del progetto “Sulle Spalle dei Giganti” nel Campo, dove la Xylella ha ridisegnato i confini del visibile attraverso la sottrazione. La seconda Residenza ha inteso l’ombra non come un vuoto biologico, ma come uno spazio generativo: una zona di sosta e cura necessaria per attraversare il trauma ambientale e trasformarlo in consapevolezza.

L’ombra, qui, si fa archetipo e rifugio, trovando una potente eco nella danza Butoh di Alberto Cacopardi (Tessuto Corporeo), che durante la restituzione pubblica del 22 luglio ha indagato il corpo come ponte tra la terra ferita e la necessità di una rinascita.

Da open call pubblica lanciata nei mesi scorsi, su oltre venti progetti presentati sono due i progetti selezionati e implementati per Ombra: quelli di Giulia Barone (Roma, 1994) e del duo Graziana Di Santo (Andria, 1993) – Fabrizio Bellomo (Bari, 1982), con la collaborazione di Carmelo Cipriani, critico e storico dell’arte.

Giulia Barone: La cianotipia come memoria collettiva

Il lavoro di Giulia Barone opera una trasposizione dell’identità locale attraverso il processo fotografico della cianotipia. L’artista non si limita a ritrarre, ma “preleva” l’essenza della comunità di Villaggio Boncore. Attraverso un unico ritratto composito che intreccia i volti di agricoltori, allevatori e abitanti, Barone crea un’opera dove l’autorialità sfuma nel gesto di restituzione. La tecnica, che sfrutta la luce solare per fissare il blu, diventa metafora di una memoria che resiste al tempo. L’installazione si offre come uno spazio intimo di raccoglimento nella forma dell’allestimento donato dalla comunità (un lenzuolo di lino e un letto antico), un “corpo collettivo” che accoglie il visitatore in un ascolto silenzioso, trasformando il vissuto individuale in un archivio condiviso di memoria.

Bellomo e Di Santo: L’oggetto antropico e l’icona spezzata

La proposta di Fabrizio Bellomo e Graziana Di Santo si muove su un piano scultoreo e d’indagine critica. I due artisti hanno scelto di confrontarsi con l’assenza: la mancanza fisica di ombra nel paesaggio desertificato dalla Xylella.

Utilizzando materiali di risulta raccolti dalla stessa comunità, il duo ha operato una stratificazione plastica attorno a un tronco di ulivo, icona spezzata della cultura mediterranea. L’opera non tenta una vana riparazione del danno naturale, ma espone il trauma attraverso l’innesto di frammenti antropici. Ne deriva un oggetto che interroga il nostro tempo, un atto di consapevolezza che attraversa la perdita senza nasconderla sotto estetismi di facciata. È un gesto che trasforma lo scarto in pensiero critico, forzando l’osservatore a riconoscere la propria responsabilità nel paesaggio mutato.

Guarda il videoracconto della Residenza con le interviste agli artisti.

Funded by the European Union. Views and opinions expressed are however those of the author(s) only and do not necessarily reflect those of the European Union or the European Education and Culture Executive Agency (EACEA). Neither the European Union nor EACEA can be held responsible for them.