Sulle Spalle dei Giganti

2024-2026 (16 mesi)

Sulle Spalle dei Giganti. Arte di Comunità per ripartire dalla Xylella” è un progetto Erasmus Plus – Small scale partnerships in Educazione degli Adulti (ADU) del Campo dei Giganti (capofila) partner Residui Teatro (Spagna).

Codice progetto: 2024-1-IT02-KA210-ADU-000250696

I Guardiani dei Giganti. Testimonianza per Radicate, di Stefania Puntaroli.

Foglie-occhi, dimensioni variabili, dipinte su cortecce di eucalipto ed ulivo con smalti e acrilici.

Foglie-occhi, 25x 13×5 cm e Lacrime di foglie (citazione dal Lagrimones peruviano), 35x25x5 cm, dipinti con smalti su pietra leccese.

La foglia è usata come simbolo di memoria dell’ulivo che, colpito dalla xylella, ha perso la sua vegetazione rigogliosa; inserendo la pupilla (associata all’oliva) è come desiderare la rinascita di questi alberi attraverso un’azione di antropomorfizzazione. Queste opere nascono per essere oggetti di scena, mentre “Lacrime di foglie” rappresenta il guardiano dislocato in uno spazio (quello delle Fattizze) che ne ha permesso la creazione e quindi lo accoglie a conservarne memoria e dolore per la perdita parziale dei Giganti. Se ci potesse essere uno sviluppo successivo, immagino Foglie-occhi dipinte su cortecce cadute a terra ed appoggiate sui tronchi, come una seconda pelle. Sarebbero opere invisibili, ma visibili a chi le raccoglie e le osserva attentamente — come un’opera nell’opera stessa della natura: un dialogo tra natura e artificio. Opera che vorrebbe risvegliare la capacità di osservazione negli esseri umani.

Ho partecipato alla residenza internazionale Radicate, una restituzione scenica itinerante, frutto del laboratorio diretto da Gregorio Amicuzi e Viviana Bovino. Questo progetto ha coinvolto partecipanti provenienti da diversi paesi, insieme agli abitanti di Villaggio Boncore e del Campo dei Giganti. 

L’incontro con la comunità locale si è rivelato fondamentale: ascoltare i racconti, in particolare quelli del signor Angelo, proprietario del terreno, mi ha fornito suggestioni preziose, così come le osservazioni sul campo degli ulivi. Durante il laboratorio dedicato agli ulivi secolari colpiti dalla xylella al Campo dei Giganti ho avuto ulteriori ispirazioni. Ho deciso di creare foglie con occhi all’interno, per sottolineare l’importanza di questi alberi, che sono creature ricche di memorie. Anche se privi di foglie e ricoperti di calce spenta, gli ulivi possono ancora emanare energie particolari: alcuni hanno nuovi germogli, altri no. Ho iniziato a fare una serie di bozzetti per fissare questa idea, studiando le varie forme di foglie su carta, inserendo le pupille pensando che potessero anche rappresentare i loro frutti, le olive. Così si è creato un susseguirsi di forme che si richiamano: foglie come occhi, olive come pupille.

Per realizzare queste idee, sono andata alle Fattizze d’Arneo, un agricampeggio straordinario gestito da persone estremamente creative e laboriose, che ci hanno ospitati durante la residenza. Durante una passeggiata, ho cercato materiali di recupero e ho trovato uno scarto di pietra leccese e corteccia di eucalipto, sui quali ho dipinto le foglie-occhio. Non avevo mai usato la pietra leccese prima, ma il signor Cosimo, grande artigiano e inventore, mi ha fornito spiegazioni e attrezzi per lavorarla. Ho trattato la pietra come una tela, creando un piccolo bassorilievo dell’occhio che spunta dalla pietra, come se fosse una corteccia. Con un altro pezzo di pietra, più grande, recuperato da uno scarto, ho dipinto una maschera piangente ispirata ai Lagrimones peruviani: al posto delle lacrime rosse, ho usato il verde, richiamando le foglie-occhio. 

Su suggerimento di Gregorio, ho dipinto il retro della corteccia con la stessa calce bianca, usata da Ulderico per dipingere gli alberi del Campo; le cortecce così sono state poggiate sugli ulivi, creando un effetto mimetico. Gli attori, che le hanno staccate una ad una e usate come maschera sul proprio volto, hanno creato così un effetto di sorpresa. Il limite di usare solo bianco, rosso e verde mi ha aiutato a sviluppare variazioni minime, creando un design coerente per gli occhi delle foglie. Ho anche avuto in prestito il colore celeste, che ha ampliato le tonalità e richiamato il cielo, simbolo di connessione e spiritualità. Il regista ha suggerito di appoggiare questi oggetti di scena sulla corteccia degli ulivi, in modo che gli attori potessero prenderli e usarli. Per questo motivo ho dipinto alcune cortecce con calce, mimetizzandole con quella degli alberi, e sul Campo, camminando insieme, abbiamo trovato pezzi di corteccia caduta. Ho realizzato alcuni occhi foglia con queste e l’effetto è ancora più pittorico, mentre il legno di eucalipto ha una restituzione grafica più accentuata. Le cortecce appoggiate sui tronchi come una seconda pelle nascondono gli occhi, svelandoli solo a chi le raccoglie; poggiando la corteccia dipinta sui propri occhi, gli attori è come se vedessero attraverso gli alberi, come un’amplificazione della loro vista intesa in senso metaforico. Sulla pietra leccese l’occhio si è pietrificato e, infatti, questa pietra è impiegata per il funerale degli ulivi nello spettacolo di restituzione finale.

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