Sulle Spalle dei Giganti

2024-2026 (16 mesi)

Sulle Spalle dei Giganti. Arte di Comunità per ripartire dalla Xylella” è un progetto Erasmus Plus – Small scale partnerships in Educazione degli Adulti (ADU) del Campo dei Giganti (capofila) partner Residui Teatro (Spagna).

Codice progetto: 2024-1-IT02-KA210-ADU-000250696

Laboratori. La Cura del Bianco, un processo di emersione estetica.

Anche quest’anno la Cura del Bianco diventa rituale collettivo, segno di una comunità che in questo gesto si riconosce e desidera rinnovare il proprio legame. 

L’uso della calce agisce come un reagente concettuale sulla pellicola del reale. Materiale ecosostenibile da sempre utilizzata in agricoltura – e nelle epidemie, a scopo disinfettante – questo pigmento bianco naturale innesca un processo di defamiliarizzazione dello sguardo: il tronco, sottratto al cromatismo del grigio e del secco, emerge nella sua pura forma, esaltando la potenza plastica dei tronchi.

La calce enfatizza le torsioni millenarie, i nodi e le ferite del legno, trasformando l’albero in un’architettura monumentale.L’estetica non interviene qui per “abbellire”, ma per forzare l’evidenza: l’ulivo senescente cessa di essere un vuoto nel paesaggio per diventare una presenza scultorea che rivendica il proprio spazio nel visibile.

Il rito, reiterato annualmente attraverso i Laboratori Permanenti e rinvigorito quest’anno dal progetto “Sulle Spalle dei Giganti”, sposta l’azione artistica dal piano della rappresentazione a quello della partecipazione. L’emersione estetica è qui l’esito di una cura collettiva 1. nella soggettivazione del paesaggio, dove l’atto del dipingere a calce richiede un contatto fisico impegnativo e un tempo lento, che trasforma il partecipante da spettatore del disastro ad agente di risignificazione; 2. in un’etica della visibilità: far emergere esteticamente la forma dei Giganti è una scelta politica. Significa rifiutare l’estetica dell’abbandono per affermare una “estetica dell’impermanenza”, che coinvolge tutti. Il bianco riflette la luce, creando un segnale che interrompe la continuità della desertificazione e impone una sosta, un pensiero critico sulla responsabilità umana e sulla cura delle terre.

L’emersione estetica dei laboratori di cura del bianco trasforma la “fine” biologica in un “inizio” simbolico attraverso la rielaborazione del trauma, accogliendone l’ingovernabilità. Il bianco è il grado zero di una nuova narrazione: una superficie su cui la comunità può proiettare il desiderio di una ripartenza che non dimentica il trauma, ma lo accoglie e attraversa.

Una pratica di senso necessaria per ridare dignità e futuro alle spoglie dei nostri patriarchi arborei.

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