Sulle Spalle dei Giganti
2024-2026 (16 mesi)
Sulle Spalle dei Giganti. Arte di Comunità per ripartire dalla Xylella” è un progetto Erasmus Plus – Small scale partnerships in Educazione degli Adulti (ADU) del Campo dei Giganti (capofila) partner Residui Teatro (Spagna).
Codice progetto: 2024-1-IT02-KA210-ADU-000250696
Cartomastodonte: Intervista a Daniele Papuli.
Al Campo dei Giganti il confine tra ciò che è “finito” e ciò che può “diventare” è sottile come un foglio di carta. È in questo solco che si inserisce l’indagine di Daniele Papuli, che con la sua nuova scultografia Cartomastodonte opera un innesto semantico tra due materie accomunate dallo stesso destino: l’ulivo e il libro.
Il progetto nasce da un’iniziativa collaborativa del Polo Bibliomuseale e del Museo Castromediano di Lecce, che hanno convogliato al Campo oltre 35.000 libri destinati al macero da tutte le Biblioteche di Puglia tramite open call. Come gli ulivi, condannati dalla Xylella a diventare scarti di un paesaggio ferito, così questi libri erano destinati alla distruzione.
La materia e il laboratorio
Papuli interviene su questo “scarto culturale” trasformando il libro nel modulo costitutivo di un’installazione mastodontica, con il supporto dei tanti partecipanti ai laboratori che hanno contribuito alla sua costruzione nell’arco di venti giorni tra giugno e luglio 2026.
L’artista ne espone l’ossatura, apre le copertine e i dorsi come fossero vertebre, sovrapponendoli fino a creare una mappatura di fibre vegetali inventate.
“Ho considerato il libro nella sua ossatura, nelle sue copertine morbide o rigide, nel dorso: è stato aperto quasi come fossero delle vertebre, delle radici che si sovrappongono, si affollano e si addensano.”
Il libro smette di essere carta da macero per diventare radice e segno, integrandosi nel paesaggio ancestrale del Campo. Esiste una simmetria profonda tra i Giganti imbiancati dalla calce e il Cartomastodonte di Papuli. Se l’operazione di Land Art di Ulderico Tramacere ha trasformato gli ulivi secchi in sculture preistoriche calcificate, Papuli risponde con una forma fossile di carta: gli ulivi, anime perse che, attraverso la “Cura del Bianco”, riemergono come architetture monumentali; i libri: frammenti di sapere che, attraverso il grafismo dell’opera, si addensano in un’epidermide osmotica.
Cartomastodonte è un’opera destinata a subire la metamorfosi degli elementi. Adagiata nel territorio “amaro e dannato” del post-Xylella, l’installazione accoglie lo scirocco, la tramontana e la pioggia. Nel tempo, i libri si trasformeranno, si compatteranno, diventando una sostanza organica indistinguibile dalla terra circostante.
“Il tempo e gli umori del tempo la trasformeranno: diventerà quasi un’epidermide osmotica che muta con l’umidità, la pioggia e il sole, diventando una forma fossile adagiata.”
Navigare intorno a quest’isola di carta nelle visite sensoriali significa riflettere sulla fragilità e sulla persistenza: Papuli ci dimostra che nulla è davvero scarto se esiste uno sguardo capace di restituirgli dignità. Il libro-radice e l’albero-monumento convivono così in un unico, lunare racconto di rinascita, dove la materia primaria torna a farsi vita simbolica.

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