Sulle Spalle dei Giganti

2024-2026 (16 mesi)

Sulle Spalle dei Giganti. Arte di Comunità per ripartire dalla Xylella” è un progetto Erasmus Plus – Small scale partnerships in Educazione degli Adulti (ADU) del Campo dei Giganti (capofila) partner Residui Teatro (Spagna).

Codice progetto: 2024-1-IT02-KA210-ADU-000250696

BRIDGES/PONTI. Una metodologia in azione.

Di Gregorio Amicuzi

Gregorio Amicuzi al Campo dei Giganti, 7 giugno 2025, pochi attimi prima dello spettacolo finale

Introduzione. Il principio del viaggio. Di Viviana Bovino 

Laboratorio Internacional Residui Teatro (LIRT) è un’organizzazione che si dedica professionalmente e sistematicamente alla creazione scenica. Nasce in Italia nel 2000 e dal 2007, a seguito della scelta di optare per un’emigrazione in gruppo, ha stabilito la sua base nella città di Madrid (Spagna).

LIRT esprime la propria identità e poetica in cinque aree d’intervento: creazione di spettacoli dal vivo; ricerca e scrittura; sviluppo di incontri e reti internazionali; realizzazione di progetti pedagogici rivolti a persone di ogni età, origine e stato di salute; e realizzazione di progetti nei quali l’arte diviene uno strumento prezioso di intervento nei territori con e per le comunità che in esso coesistono.

Nella maggior parte dei casi, gli ambiti d’azione, come vasi comunicanti si retroalimentano. In alcune speciali circostanze, le varie aree confluiscono in un’unica azione poetica: è questo il caso del progetto realizzato in Italia, presso il Campo dei Giganti, a Villaggio Boncore (Nardò).

Quando abbiamo ricevuto la proposta di collaborare all’iniziativa da parte dei promotori del progetto, l’invito era quello di realizzare una residenza artistica; ci saremmo dovuti rivolgere specialmente ai creatori ed educatori del territorio locale. Però, quando Ulderico Tramacere e Chiara Agagiù iniziarono a dettagliare la proposta e a rispondere alle nostre domande analitiche, è apparsa dinanzi ai nostri occhi un’immagine: tanti “Bridges/PONTI” sospesi.

Da più di dieci anni, insieme a Gregorio Amicuzi (direttore di LIRT), abbiamo sviluppato una proposta formativa capace di avere una forza incisiva sulla comunità. Abbiamo scelto di chiamare questa proposta “Bridges theatre meet the community”; si tratta di un modello d’intervento artistico che miglioriamo e approfondiamo anno dopo anno.

La proposta è nata grazie a tanti anni di lavoro nei luoghi più diversi e alle tante persone che abbiamo conosciuto: dai teatri delle grandi capitali, agli ospedali, dai campi rifugiati alle scuole, ai piccoli borghi, alle comunità indigene o alle periferie più ingiuste del mondo. Oltre all’esperienza diretta, sono stati fondamentali per noi le letture, gli incontri con le maestre e i maestri, e il lavoro realizzato a fianco dell’Odin Teatret durante i ”Baratti” (1) e le Festuge (2) di Holstebro.

È così che abbiamo creato un “dispositivo” di intervento artistico e pedagogico che coinvolge artisti e comunità. Incentriamo il lavoro su un tema di interesse  per la comunità che ci ospita e utilizziamo gli strumenti teatrali per costruire uno spazio in cui “offrire”, ricevere e condividere saperi e creazione. Un rituale collettivo realizzato con attenta dedizione e desiderio di trasformazione. “Un viaggio per dare la risposta a una grande domanda. Un viaggio che solo si può fare assieme!” (3)

Questo è stato il principio fondamentale che ha sostenuto segretamente il processo di creazione che abbiamo realizzato nel Campo dei Giganti e che racconteremo nelle prossime pagine, riportando sia i dettagli del modello d’intervento PONTI che dell’esperienza salentina.

Origini: Il terzo teatro ed il teatro di gruppo

Laboratorio internazionale Residui Teatro nasce come teatro di gruppo ed è figlio di quel movimento che, negli anni ’70, ha iniziato ad utilizzare il teatro per perseguire obiettivi e necessità che andassero oltre la pura produzione artistica.

Il terzo teatro ed i teatri di gruppo, usando una felice espressione di Eugenio Barba, hanno deciso di operare ai margini. Como dice il maestro Barba, esiste un primo teatro che è quello istituzionale, ufficiale, un secondo teatro, cioè quello della ricerca, della sperimentazione e dell’avanguardia e poi esiste un terzo teatro.

Si tratta di persone e gruppi che si uniscono perché credono che possano cambiare il mondo con il teatro o, più semplicemente, vogliono cambiare sé stessi e la comunità che li circonda.

I gruppi, “le Isole fluttuanti”, come le ha definite Eugenio Barba, molto attive in Europa ed in America Latina, erano legate in un primo momento con i movimenti sociali e politici, con le università e con i collettivi ed associazioni cittadine.  

Gruppi e persone che hanno iniziato a portare il teatro fuori dal teatro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nei campi di rifugiati, nei parchi, insomma lì dove il teatro non c’era.

Il L.I.R.T è figlio di quei movimenti, erede legittimo o no. Si considera terzo teatro da quando Franco Ruffini nel 2004, in un evento realizzato a Roma in occasione dei 40 anni dell’Odin Teatret, lo ha denominato gruppo romano per rappresentare il terzo teatro, mostrando un estratto di un proprio spettacolo ad Eugenio Barba.

Una scelta non nostra, nella quale però con una giovane ed ignorante testardaggine, ci siamo inmediatamente riconosciuti ed immersi.

Un cammino già fatto da chi ci ha preceduti, ma che negli anni abbiamo approfondito e ci siamo assunti la responsabilità di continuare a tracciare. Sapere di essere parte di un cammino, affievolisce l’ego che spesso accompagna i giovani artisti ed allo stesso tempo diminuisce il senso di solitudine quando le difficoltà diventano sovrastanti.

E così LIRT, da anni, porta il teatro fuori dal teatro costruendo e lavorando con e per le comunità.

Da anni organizziamo incontri di teatro di gruppo, come “Territorios Teatrales Transitables” e “Tradición, Transmisión y Transgresión” con l’obiettivo di creare i “ponti” che uniscono le isole fluttuanti. Ponti che permettono lo scambio e la costruzione di relazioni forti e durature tra quei gruppi che ancora abitano, anche se in maniera distinta, i territori del teatro comunitario.

Gli anni cambiano ed i contesti pure. L’intervento nelle comunità risulta ancora oggi necessario. Occupare e coprire quello spazio nel quale non arriva l’educazione formale, in cui le istituzioni non volgono lo sguardo e non stilano programmi, non è necessario solamente per la comunità che ospita, ma anche per i gruppi di teatro che lo transitano.

Nel 2016, dopo anni di esperienze in diverse parti del mondo, intervenendo in differenti comunità, abbiamo elaborato un “modello aperto”, un “metodo che si fa in azione”, una possibilità d’intervento per costruire “ponti” tra le pratiche del teatro e le necessità della comunità.

Nasce così “Bridges, theatre meets the community” (Ponti, il teatro il teatro incontra la comunità). 

Ispirato al “Baratto Culturale” (4), invenzione spontanea dell’Odin Teatret che negli anni Settanta inizió in Sardegna, con lo scambio tra uno spettacolo del gruppo e canti e balli tradizionali realizzati dalla gente del luogo, è diventata poi una pratica fondamentale nel lavoro dell’Odin nel proprio territorio a Holstebro in Danimarca. Il baratto diventa infatti la base per costruire la “festuge”, una settimana di festa che rende possibile l’incontro tra artisti internazionali e la comunità locale. 

Bridges: appunti per una metodologia in azione 

Bridges è un laboratorio teatrale residenziale itinerante della durata di 10 giorni (90 ore di formazione). Nasce dall’idea di creare un ponte fra il teatro e la comunità locale, offrendo due spazi paralleli, uno di ricerca intensiva e creazione per l’attore – danzatore e l’altro di interazione e creazione con la comunità locale. 

Da un lato, i partecipanti professionisti hanno la possibilità di seguire un laboratorio intensivo di alta specializzazione teatrale durante il quale possono approfondire distinte tecniche provenienti da tradizioni teatrali europee e orientali; dall’altro lato possono arricchirsi di nuove esperienze grazie all’invito rivolto agli abitanti del territorio che ospita l’incontro, a partecipare ad alcuni momenti di formazione e a prendere parte attivamente alla costruzione di un evento finale partecipato, frutto dei 10 giorni d’incontro. Un evento di e per la comunità. 

Ogni anno, inoltre, invitiamo un maestro di tradizioni orientali per lavorare sui principi dell’antropologia teatrale e mettere in relazione discipline e tecniche provenienti dall’oriente con quelle del nostro teatro di gruppo. Questa azione è rivolta unicamente alla comunità di artisti che viene stimolata alla partecipazione. 

La differenza importante è che non proponiamo solamente una residenza artistica, ma un incontro umano e comunitario. 

Dal canto suo l’artista “orientale” rappresenta una porta di curiosità e fascino per la piccola comunità locale che ci riceve e al tempo stesso ci offre una maniera originale di portare visibilità all’evento. 

A quale comunità si rivolge? 

Un borgo, un paesino, ma anche un quartiere di una grande città, possono diventare un territorio d’incontro e di scambio, trasformazione e costruzione di una nuova memoria. Un seme per poter trasformare il territorio. 

Perché esistano “bridges” è necessario trovare una persona che funga da “ponte”, un anfitrione o un’anfitriona. Normalmente è un teatrante che ha partecipato a un’edizione precedente di Bridges, ma può essere anche un ex alunno o un operatore locale. In alcuni casi anche un cittadino che da spettatore immagina di portare quel sogno visto in scena proprio lì in quel suo paesino in cui il teatro non c’è. 

I primi incontri con la “persona ponte” sono fondamentali. Si tratta di comunicare, raccontare, far immaginare e far sognare. Ma soprattutto è necessario saper ascoltare e fare domande come se fosse una ricerca di campo antropologica. Bisogna trovare la “spina dorsale” del posto e percepire le sue necessitá. Capire cosa esiste, cosa rappresenta la comunità ma anche e soprattutto cosa manca, cosa non c’è e si vorrebbe avere per poi farlo diventare il tema dello scambio. 

Ma come si arriva a tessere questo incontro? 

Dopo aver conosciuto la persona “ponte” seguono altri incontri con i collettivi, le associazioni ed i gruppi locali. 

Si cercano altre persone “chiave” che possano aiutare a coinvolgere la popolazione. A tutti si chiede di partecipare con quello che sanno fare. 

La parola teatro non viene quasi mai usata. Festa, evento, serata, un momento insieme, un incontro, uno scambio, sono le parole che negli anni abbiamo imparato ad usare. 

Tutti sanno fare qualcosa e tutti hanno una propria particolarità. Bridges è il contesto in cui queste particolarità trovano spazio senza essere giudicate. Le mettiamo in relazione con altre specialità che vengono dal territorio delle arti ed entrambe assumono un nuovo valore. 

Il territorio, lo spazio in cui avviene l’incontro genera una nuova memoria e quelle “specialità” assumono nuovi significati per la comunità. È un atto che trasforma, un atto concreto, non teorico. 

Il lavoro sul campo 

Il primo giorno, quando finalmente arrivano i partecipanti, attori e artisti da vari paesi del mondo, ci si riunisce in un grande cerchio con gli abitanti e le associazioni locali. 

Negli incontri precedenti è stato scelto un tema, una necessità. Un tema che rappresenti la “spina dorsale” del paese, che faccia parte del DNA del paese. 

Nei Paesi Baschi, per esempio era la “frontiera” il tema che avvolgeva e coinvolgeva passato, presente e futuro dell’identità del territorio. In un paesino della Bretagna, lavorammo su “la mia casa, le radici”. 

Durante la fase di preparazione, al mattino i partecipanti lavorano nella sala di lavoro o all’esterno, guidati dai membri della LIRT. 

I pomeriggi sono dedicati al lavoro creativo. Partendo dal tema dell’incontro si costruiscono scene individuali e collettive che costituiranno in seguito la base per l’evento finale. Si presenta così il tema alla popolazione, ai gruppi organizzati di cittadini (associazioni di quartiere, culturali o sportive, per esempio) in modo che possa avvenire un primo scambio tra i partecipanti professionisti e la comunità. I tempi di incontro e di scambio tra i partecipanti ed i diversi enti o individui si stabiliscono in base a interessi, tempi e disponibilità. 

Il contatto con la comunità avviene in forma spontanea, abitando gli spazi pubblici e promuovendo l’interscambio generazionale tramite diverse azioni ed interventi artistici che vengono proposti a cittadini di ogni età e stato di salute, interessati a partecipare. Si d à importanza al baratto culturale, alle tradizioni locali e alle richieste che nascono direttamente dagli abitanti del luogo. 

Inoltre, i cittadini interessati, sono invitati a prendere parte ad alcune sessioni di lavoro pomeridiano durante le quali, insieme ai partecipanti alla residenza artistica, si realizzano pratiche teatrali finalizzate a creare coesione e ascolto all’interno del gruppo e a sviluppare proposte sceniche collettive. 

Il lavoro creativo é finalizzato alla realizzazione di un evento finale nel paese, che può essere itinerante o svolgersi in una zona specifica. 

Parte del processo risiede nella scelta degli spazi. Questi devono essere funzionali, cioè devono permettere lo spostamento degli spettatori da un luogo all’altro, ma con distanze brevi, e devono soprattutto essere “necessari” per la narrativa e per la drammaturgia dello spettacolo. 

Chiediamo alla persona “ponte” o alle persone “chiavi” di mostrarci posti significativi che abbiano risonanza e significato nella memoria locale o anche posti che vorrebbero valorizzare. Facciamo domande, cerchiamo di capire perché ci propongono un posto piuttosto che un altro. 

La scelta è un’attività importante. Ogni posto ha una sua caratteristica fisica, ma anche una memoria un significato per gli abitanti locali. 

Una volta scelto il percorso, le prove si spostano direttamente nelle location.
Si adatta il materiale scenico creato nella sala di lavoro, alle circostanze che lo spazio propone. 

Qual è il tema e quali sono gli obiettivi del lavoro artistico? 

Il lavoro tematico di Bridges si sviluppa in dialogo vivo con la comunità che lo accoglie. L’intento è quello di individuare un tema radicato nel territorio, “locale”, ma capace di risuonare in modo “universale” secondo le esigenze della comunità stessa. 

Ci interessa dar vita a questo scambio affinché la comunità – dalle istituzioni ai cittadini – si senta partecipe e coinvolta. 

Vogliamo generare spazi di riflessione, suscitare domande, e far sì che il dialogo diventi occasione di arricchimento reciproco, a seconda del ruolo di ciascuno: artista, spettatore, agente culturale o politico, abitante del luogo o viandante.
Così, il “nostro” Bridges diventa naturalmente il “loro”. 

Artisti internazionali e partecipanti delle comunità locali sono invitati a riflettere sul tema, a raccogliere esperienze, testi e immagini che lo accompagnino e lo nutrano. 

Gli obiettivi specifici dell’incontro sono: 

– Offrire ai partecipanti strumenti di alta formazione teatrale, utili a delineare un profilo professionale polivalente. 

– Fare dell’arte un mezzo di trasformazione personale e un terreno fertile per coltivare e rafforzare la collettività. 

– Proporre ai partecipanti un programma teatrale diversificato lungo l’arco del progetto, articolato in tre momenti: lo spettacolo della LIRT, lo spettacolo dell’insegnante ospite e l’evento finale. 

– Favorire uno scambio vivo tra artisti (partecipanti e maestri/e) e abitanti, attraverso spettacoli, pratiche di baratto, creazioni collettive e la condivisione della vita quotidiana nella comunità ospitante. 

– Promuovere uno scambio interculturale che favorisca l’incontro di persone provenienti da diverse parti del mondo attorno a un progetto comune. 

– Valorizzare la località che ospita il progetto, aprendola allo sguardo di un gruppo internazionale. 

– Trasformare l’incontro in un’occasione di collaborazione tra persone, enti e associazioni locali, affinché il progetto non si identifichi esclusivamente con la missione di una sola realtà, ma diventi frutto di una rete orizzontale. 

– Sostenere, incoraggiare e condividere strategie di sviluppo culturale, insieme a iniziative istituzionali e cittadine, nella comunità locale. 

Che si fa con la comunità? 

In sinergia con gli organizzatori locali, si realizzano piccoli interventi quotidiani nei luoghi di aggregazione (bar, associazioni, centri, piazze, ecc.) per rendere visibile la presenza degli artisti internazionali e creare le condizioni per l’incontro con la comunità e per promuovere l’evento finale. 

In accordo con le varie associazioni coinvolte, vengono organizzati degli “incontri” che permettono ad artisti e abitanti di “creare uno scambio” a livello culturale, artistico e sociale. 

Questi incontri possono assumere varie forme più o meno strutturate (tavole rotonde, conferenze, scambi artistici, visite guidate, picnic…). 

Grazie alla consulenza di persone del luogo, si organizzano visite guidate che permettono al gruppo internazionale di comprendere e scoprire il contesto locale e alla comunità locale di incontrare la diversità culturale e la realtà artistica delle persone che compongono il gruppo internazionale di artisti. 

Si tengono incontri tra le diverse persone che fanno parte dell’evento finale, al fine di costruire materiali scenici che verranno utilizzati nell’evento finale. 

Insieme a Viviana Bovino, che oltre ad essere assistente nella direzione, si occupa dei canti, della creazione di materiali coreografici ed insieme agli altri integranti del LIRT, mi occupo di “tessere” l’evento finale in cui troveranno spazio le proposte degli artisti internazionali e dei locali. 

Questo passo è fondamentale perché dialogano le “regole” della regia, cioè tutto quello che fa funzionare uno spettacolo con le necessità della comunità. È un momento complesso in cui due sistemi di pensiero devono trovare territorio comune. A teatro siamo puntuali, precisi, il lavoro dell’azione e passa dal generale al particolare e i dettagli sono ciò che fa fiorire la comunicazione con lo spettatore. L’attore professionista, accanto all’abitante del paesino, deve interagire, mantenere il “ritmo” della scena ed allo stesso tempo creare uno spazio sicuro in cui gli abitanti possano esprimere e sperimentare ciò che “sanno fare” in un altro contesto. 

Che si fa in dettaglio con i partecipanti? 

Il laboratorio riflette sui processi di lavoro dell’attore/danzatore, concentrandosi su 4 assi: 

– Il ponte tra formazione e creazione;
– Il ponte tra le diverse discipline;
– Il ponte tra le culture teatrali orientali e occidentali; 

– Il ponte tra il teatro e la comunità. 

L’incontro del laboratorio con la comunità si sviluppa attraverso: 

– Lo sviluppo di un tema scelto in collaborazione con gli enti locali per tutta la durata del progetto. 

– La permanenza di tutti gli artisti nella località per tutta la durata del progetto. 

– Presentazione di una performance del LIRT e di una performance dell’artista ospite. 

– Incontri con enti su varie tematiche sociali, culturali e politiche per consentire la comprensione del contesto locale. 

– Visite a luoghi di interesse della località. 

– Scambi organizzati tra il gruppo di partecipanti al laboratorio e gli enti locali;
– Piccole azioni performative presentate ogni giorno in diversi luoghi e contesti della località;
– Interesse e ricerca di integrare nella performance finale il maggior numero possibile di proposte locali. 

– Creazione scenica che include il gruppo internazionale e le proposte locali.
– Prove in spazi aperti.
– Incoraggiare la trasmissione della ricchezza culturale locale a quella internazionale e viceversa. 

– La presentazione dell’evento finale, frutto della proposta interculturale e della riflessione comune sul tema scelto, che include tanto le persone locali come i partecipanti internazionali, permette di dare visibilità al ponte creato in questi giorni. Un ponte intessuto grazie al coinvolgimento della comunità a vari livelli in questa attività artistica e comunitaria, e alla disponibilità e presenza del gruppo di artisti internazionali.

(1) Gregorio Amicuzi descrive il Baratto a seguire.
(2) La “festuge” è una grande festa che l’Odin Teatret realizza nella città di Holstebro in Danimarca. La festa riunisce artisti locali e internazionali e cittadini e si svolge in tutta la città e in ogni ora del giorno
(3) Citazione dal testo dello spettacolo “Il Prezzo Della Libertà”, LIRT 2025.
(4) Il “baratto culturale” è un metodo di scambio nato negli anni ’70 durante un progetto della riconosciuta compagnia danese Odin Teatret in Sardegna. Gli attori della compagnia mostrarono in una piccola comunità sarda il loro spettacolo. Al termine della presentazione, la comunità locale, decise di ringraziare gli attori mostrando canti e danze tradizionali della zona. L’episodio straordinario è diventato oggi una pratica usata nell’ambito del teatro comunitario dai gruppi come LIRT che seguono il metodo del Teatro della Reciprocità sviluppato dall’Odin Teatret. LIRT è tra i gruppi che nel 2016 hanno dato vita a una rete europea di entità culturali che lavorano professionalmente e utilizzano il teatro come strumento di trasformazione personale e comunitaria.

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